Online l’intervista completa a Kristian Braz, Premio Speciale Ostana 2025, svolta da Andrea Fantino.

 

Kristian Braz

Il Premio speciale 2025 è un’anima poliedrica, un autore e un attivista che ha lavorato per la lingua bretone con l’immagine e con la parola.

Se lo immaginiamo come un personaggio al centro di un romanzo di avventura, forse è perché Kristian Braz racconta al Premio Ostana che ha vissuto e viaggiato tra Francia, Germania, Irlanda, Scozia, Grecia. O forse perché dice di aver tradotto e amato “Sulla strada” di Jack Kerouac. Ma se l’immaginario corre verso la letteratura anglosassone e in particolare verso la letteratura statunitense, non c’è dubbio che Kristian Braz sia bretone fino al midollo. Essere bretoni significa anche parlare bretone, e qui il Premio speciale del Premio Ostana 2025 svela una fragilità che forse è alla base della sua forza: il dolore di vedere la propria madre non parlare la sua lingua madre. È il sindaco di Ostana, Giacomo Lombardo, a evidenziare questo dolore, questa “sofferenza nuova” (nuova perché mai compiutamente espressa durante le giornate del Premio). Lo fa durante la celebrazione, è domenica pomeriggio e Braz sta al fianco di Bernez Rouz, il suo tutor. Poco dopo si alzerà in piedi e raggiungerà i musicisti del Collettivo Premio Ostana, e insieme a loro intonerà un canto bretone. 

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Dice che ha dovuto “rincorrere” la sua lingua madre per tutta la vita. I suoi genitori, preda della vergogna indotta dal centralismo francese, gli hanno sempre parlato in francese e lui si è ritrovato ad addolorarsi, come detto, per una madre che ha smesso di parlare la sua lingua madre. Ad un certo punto però si è impegnato così tanto che si è riappropriato della sua lingua e ora la parla in modo fluente, in modo così fluente che può anche usarla per cantare.

Attraversa il suo territorio con una visione tutt’altro che “localista”, Kristian Braz. Lo dimostra anche con la sua scrittura. Dopo aver esordito con racconti per bambini in lingua bretone, si concentra sulle cosiddette “short stories” (racconti brevi), vince concorsi e si dedica alla traduzione. Quando durante l’intervista Teresa Geninatti Chiolero gli chiede che cosa pensa della traduzione, la sua reazione è tanto spontanea quanto accurata:

“La traduzione è una cosa straordinaria. Cosa sarebbero Dante, Cervantes o Shakespeare senza la traduzione? Senza la traduzione, le persone restano imprigionate, ripiegate su sé stesse. Con la traduzione si va molto più lontano, si allarga l’orizzonte”. La scrittura non è un passatempo, per lui. “Seguo la regola di Wittgenstein, il filosofo “Se non hai niente da dire… taci”… quindi scrivo solo quando ho qualcosa da dire”. E se c’è qualcosa da dire, va detto in bretone: “Scrivere in bretone è un bisogno per me […] sono incapace a scrivere narrativa in francese o in inglese. In bretone le parole hanno più forza”. 

 

Guarda qui l’intervista completa:

Video: Andrea Fantino
Foto: Fabio Ferrero
Collettivo Artistico Premio Ostana: Paola Bertello, Flavio Giacchero, Luca Pellegrino, Marzia Rey