Online l’intervista completa a Berta Dávila, Premio Giovani Ostana 2025, svolta da Andrea Fantino.
Il Premio Giovani 2025 si rivela un’autrice matura, raffinata, con un pensiero politico libero dalle ipocrisie.
Affermata e matura nelle sue scelte e consapevolezze artistiche, Berta Dávila ha un percorso tracciato e una strada di fronte a sé quasi inevitabile: scrivere per lei è come respirare, “è un’attività gioiosa”, non è un “processo tormentato legato alla retorica del genio solitario, isolato, che soffre davanti alla pagina”. “Per me scrivere un romanzo è una delle cose migliori che si possono fare nella vita. Come cantare in macchina, andare al mare con le amiche o viaggiare. Scrivere un romanzo è un’esperienza che consiglio”. Berta si allontana da una concezione elitaristica della letteratura, e arriva così a voler includere tutti in un possibile processo di scrittura, di creazione.
Quando Mariona Miret, che ha condotto l’intervista, le chiede “lo stato di salute” del galiziano, la scrittrice sostiene di non avere le carte della sociolinguista per poter rispondere al meglio, ma rivela una posizione politica forte, accendendo un faro sulle condizioni politiche e sociali che influenzano la vitalità della sua lingua madre: “Il galiziano, se lo confrontiamo con altre lingue minoritarie del mondo, non si trova nella stessa situazione: è lingua ufficiale, è insegnata a scuola, è ancora molto parlata. Certo, ci sono conflitti trasversali che ne condizionano la vitalità: questioni di classe, di capitalismo e globalizzazione, di orientamento politico dei governi e del loro modo di concepire la lingua di un popolo. Persino le questioni di genere possono incidere sui contesti in cui si parla una lingua”.
“Accettare un certo racconto sul conflitto linguistico – nei paesi in cui convivono due lingue e dove c’è diglossia – non significa sostenere che la convivenza sia pacifica o equilibrata. In realtà, sono pochissimi i luoghi al mondo in cui due lingue convivono in armonia senza tensioni. In Galizia ci sono molti castiglianofoni che sentono il castigliano come la loro lingua. Ma questo non vuol dire che sia una lingua propria della Galizia: la lingua propria della Galizia è il galiziano. E il processo per cui il castigliano è arrivato qui e ha iniziato a sostituirlo rapidamente non è un fenomeno naturale o meteorologico, ma un conflitto con radici storiche e politiche, molto doloroso per tante persone […] Nessun popolo ha una predisposizione naturale ad abbandonare la propria lingua. Quando un galizianofono inizia a parlare anche castigliano perché pensa che sia la lingua del progresso e del futuro, si tratta di un processo doloroso e complesso”.
Iniziamo con l’essere onesti e pretendere una politica onesta, così come suggerisce Berta Dávila. Andate a leggervi i suoi libri, la sua penna sa essere profonda e delicata, poetica e evocativa, ma sempre precisa, puntuale, a volte forse anche chirurgica. In italiano troverete il romanzo “L’ultimo libro di Emma Olsen”, edito da Aguaplano. La casa editrice sostiene che sia “un romanzo breve, vitale e dolente. Un gioco metaletterario di proiezioni, simmetrie e punti di fuga sullo sfondo delle sterminate pianure americane, della polvere, delle cicatrici che ciascuno reca con sé”.
Un libro scritto in galiziano e ambientato negli Stati Uniti, con una protagonista statunitense.
Perché una lingua può e deve vivere anche al di fuori dei propri confini.
Guarda qui l’intervista completa:
