25 giugno
Ore 17:00

Quando si parla di intelligenza artificiale e linguaggio, il pensiero corre subito alle grandi lingue globali: inglese, cinese, spagnolo. Ma cosa succede alle migliaia di lingue che il mondo rischia di dimenticare? È la domanda al centro dell’intervento di Carlo Zoli, dottorando in linguistica e fondatore di Smallcodes, azienda specializzata in informatica linguistica. E la sua visione, sorprendentemente, è ottimista.

Per secoli il destino di una lingua è dipeso dal peso della sua tradizione scritta: grammatiche, dizionari, letterature riconosciute. Le lingue “grandi” accumulavano prestigio e risorse, quelle minoritarie restavano ai margini. L’intelligenza artificiale cambia le regole: agli occhi di un modello linguistico ogni sistema ha pari dignità, e ciò che conta non è il peso della tradizione accademica ma la disponibilità di un corpus testuale. Ancora più rivoluzionario è l’impatto sulla sintesi vocale, che oggi impara direttamente dalla voce umana — un salto generazionale per lingue come l’occitano, che vivono soprattutto nell’oralità e in una pluralità di varianti. È su questo fronte che lavora Smallcodes: non salvare reperti del passato, ma proiettare comunità vive nel futuro tecnologico. L’IA, suggerisce Zoli, potrebbe essere la prima tecnologia della storia a trattare davvero le lingue minoritarie al pari delle grandi lingue nazionali.